Librino, speranza e maledizione del futuro della città etnea. Qui, ormai, lo sguardo del catanese che abita il centro o le colline circostanti, si posa frettoloso, distante, distaccato. Non ha curiosità di conoscere cosa sta crescendo in questa parte della città; quindi conoscerne la storia, il progetto urbanistico, sociale, economico, ad essa affidato. Librino, da tempo, è ormai altro; è il diverso; qualcosa da cui attendersi solo disagio, incuria, non vivibilità.
Gli analisti di queste realtà muovono sempre dagli errori amministrativi, dalle previsioni sbagliate, dal cattivo uso delle risorse, dalla mancata risposta dei suoi abitanti. L’occhio attento del nostro fotografo, pur costatando queste evidenti e chiare realtà, ha saputo raccogliere altre presenze forti, culturalmente attrezzate , socialmente fondate; ci ha ricordato che anche noi ne avevamo raccolto gli echi e non abbiamo fatto nostre le proposte per una diversa attenzione, per un diverso riconoscimento di orgoglio.
“Librino è bello” ha gridato Antonio Presti chiamando all’appello ragazzi che ne avevano deturpato l’immagine con rifiuti e vandalismi. “Librino è bello” ha gridato il nostro Pignato vedendo ragazzi che provavano a guardare il loro futuro riflesso sui propri volti, magari imbracciando un violoncello o un clarinetto, o rimirando come avevano saputo trasformare la creta sotto i loro piedi modellando un’opera di poesia.
Pippo Pappalardo












