Post industrial village

La scoperta nel 1956 del petrolio nel golfo di Gela, in Sicilia, e la costruzione di un polo petrolchimico resero necessaria la nascita di un quartiere residenziale per dirigenti e lavoratori dell’ENI, la cui progettazione venne affidata all’architetto Marcello Nizzoli. Sorto nella parte opposta della città storica, il villaggio Macchitella si è sviluppato per un chilometro lungo la costa orientale e la strada per Licata. Distante dal centro storico, sembrò rimarcare quella distanza ideologica tra l’imprenditoria settentrionale ed i cittadini, mai del tutto sopita. Gli edifici di colore rosa pastello, distinti in villette per i dirigenti, condomini a schiera di tre elevazioni e “Torri” di sette piani, sono caratterizzati dalla presenza di finestre a persiana (assenza di balconi tipicamente mediterranei). Il quartiere è immerso nel verde e di recente anche attraversato da una pista ciclabile. Ai vari crocevia del villaggio, si situano i servizi essenziali: la zona commerciale, il centro sportivo “dopo-lavoro”, la chiesa. Tuttavia l’area risultò presto insufficiente ad accogliere il crescente numero di manodopera, principalmente d’immigrazione. La mancata risposta da parte dell’amministrazione all’esigenza abitativa, portò alla costruzione selvaggia di abitazioni fuori da ogni regola urbanistica e paesaggistica, spesso senza i servizi essenziali di igiene e sicurezza. Lo scempio, perpetrato per decenni nel totale silenzio delle autorità pubbliche, ha segnato profondamente il destino di questa cittadina, diventata suo malgrado emblema del fenomeno dell’abusivismo edilizio. Il ridimensionamento degli occupati dal 2002 ad oggi, a causa della progressiva chiusura degli impianti, ha innestato un ciclo inverso causando un eccesso di offerta immobiliare. Tuttavia, nonostante i moltissimi edifici disabitati, a Gela si continuano a costruire nuove case…

(2019-2020)